YOGA TEATRO E VITA

 

LABORATORIO
YOGA


Stanislavskij

TEATRO

 


E VITA


 

Tenuti da:

Marina Forlano (M.tra di Yoga)

Aurelio Cerciello (Teatro)

Franco Abete (Teatro)


A partire da Giovedì 8 Marzo, al 28 Giugno 2012 dalle ore 20.00 alle ore 22.15

per tutti i Giovedì

presso L’Istituto comprensivo ‘Elsa Morante’

Via Boccaccio (parco quadrifoglio)- Madonna dell’Arco –

per info: 3339322593 – Manuela Piccolo

3338148668 – Aurelio Cerciello

 

 

 

PROGRAMMA DEL LABORATORIO

TEATRALE

  1. Breve descrizione sul programma – esercizi di modulazione della voce;

          L’io dell’attore è il primo e unico ponte possibile verso il personaggio


  1. Lettura e scelta dei monologhi.


  1. Esercizi di memorizzazione con improvvisazioni attraverso le azioni fisiche

Esempio: devi entrare in una camera. Non entrare se non sai: da dove vieni, dove vai, perchè.


  1. Esercitazioni sul passato, sul futuro (il presente, è nella scena stessa); da dove sono venuto, dove vado, che è successo negli intervalli fra un’uscita e un’altra.


  1. Racconto (più patecolareggiato) delle azioni fisiche e della favola del dramma. Riesposizione più appofondita delle circostanze date, impiego analogo del ‘se’. ;


  1. dividere l’azione in brani fisici grandi (senza di che non c’è il dramma, senza azioni fisiche grandi o piccole).


  1. Eseguire (recitare) queste azioni fisiche così abbozzate sulla base della domanda: che cosa farei, <> io…


  1. Se il brano grande sfugge all’esecuzione –dividerlo temporaneamente in brani medi e se necessario piccopli e piccolissimi.

Imparare la natura delle azioni fisiche.

Osservare rigorosamente la logica e ,la consequenzialità dei brani grandi e delle loro parti costitutive; collegarle in azioni grandi, complete, senza oggetti.;


  1. Formare una linea logica e conseguente di azioni fisiche e organiche. Notare questa linea e rafforzarla nella pratica. (Ripassarla molte volte, recitarla, fissarla solidamente: liberarla di tutto il superfluo: via il 95%!) Condurla alla verità e alla convinzione.

La logica e la consequenzialità e non attraverso il verismo fine a se stesso (la verità per la verità).


  1. La logica, la consequenzialità, la verità e la convinzione, accompagnati dal <> si rafforzano.;


  1. Tutti insieme formano lo stato che si chiama dell’<<io sono>>.;


  1. Dove c’è l’<<io sono>>, là c’è la natura organica e il suo subcosciente.


  1. Fino ad ora avete recitato con parole vostre. Prima lettura del testo. Gli allievi o attori si approprino di singole parole o frasi del testo dell’autore che sembrano loro necessarie, che li hanno colpiti.

Le annotino e le includono nel testo del ruolo in mezzo alle loro parole casuali, improvvisate.Dopo qualche tempo -una seconda, terza e successive letture del testo con nuove inclusioni nel testo composto di parole improvvisate.

Così a poco a poco, in principio in oasi singole, e poi in interi lunghi periodi il ruolo si riempie delle parole dell’autore. Restreranno lacune, ma anch’esse presto si riempiranno del testo dell’autore –a seconda dello stile, della lingua, della frase.


  1. Si impara il testo, lo si fissa, ma non lo si pronunzia forte, per non causare una dizione meccanica, perchè non si formi una linea di artifici verticali.

Anche la messa in scena non va fissata per non permettere che una linea di messinscena rigida si formi in parallelo alla linea dell’emissione meccanica delle parole.

Recitare a luogo e rafforzare la linea delle azioni logiche e coerenti, della verità, della convinzione, dell’<>, della natura organica del subcosciente.

Man mano che tutte queste azioni si realizzano (giuste, vere), sorgono spontaneamente nuove circostanze date più precise, e si forma una direttrice d’azione (trans-azione) più approfondita, più ampia, più comprensiva. Durante questo lavoro continuare a raccontare sempre di più il supercompito e la direttrice d’azione (trans-azione).


  1. Continuare a recitare la commedia secondo le linee stabilite.

Le parole, pensarle (pronunciarle soltando mentalmente), e, recitando, sostituirle con un corrispondente <>*

*Tempo-ritmo. Stanislasvskij considerava utile in una certa fase del lavoro sul personaggio —

dirigere tutta l’attenzione al disegno delle intonazioni del ruolo e proponeva agli attori di agire gli uni sugli altri con le sole intonazioni (per i cantanti, la vocalizzazione della parte).


  1. Durante il processo di giustificazione (in cui si sono fatte vere) delle azioni fisiche e delle altre si è disegnata una linea interna vera. Raffozarla ancora, facendo in modo che il testo parlato resti subordinato ad essa, e non sia pronunciato come a sé stante, meccanicamente.

Continuare a recitare la commedia col procedimento del <> e contemporaneamente continuare a lavorare al rafforzamento della linea interiore del sottotesto.


  1. Raccontare con parole proprie: 1)la linea del pensiero; 2) la linea delle immagini; 3) chiarire queste due linee ai propri interlocutori nel dramma: per stabilire una comunicazione e la linea dell’azione interna. Queste sono le linee fondamentali del sottotesto del ruolo.

Raffozarle più saldamente possibile e tenerle continuamente vive.


  1. Dopo che questa linea sì è rafforzata, leggere a tavolino i monologhi, seduti sulle proprie mani*, sforzandosi di trasmettere con la massima esattezza ai propri interlocutori tutte le linee elaborate, le azioni, i particolari, e tutta la partitura.

*Stanislavskij consiglia agli allievi di sedersi sulle palme delle mani, per abolire temporaneamente i gesti e concentrare l’attenzione sull’espressione vocale.


  1. Lo stesso, a tavolino, con le mani e il corpo libero, con alcuni movimenti e una messiscena abbozzata.


  1. Lo stesso, in scena, con messiscena abbozzata.


  1. Elaborazione e definizione della pianta della scena: in quattro pareti. Domandare a ciascuno: dove (in quale circostanze sceniche) vorrebbe essere a recitare. Che ognuno presenti la propria pianta. Da tutti i piani forniti dagli attori si forma il piano del dispositivo scenico.


  1. Elaborazione e abbozzo della mesciscena.

Stabilire la scena secondo la pianta fissata e chiamare in essa l’attore. Domandare: dove ti metteresti a fare una dichiaraziione d’amore, o una discussione a quattr’occhi, dove

confesseresti qualcosa a qualcuno, ecc.?;

Dove andresti, se volessi nascondere il tuo turbamento?

Gli attori cammino per la scena, e facciano tutte le azioni fisiche necessarie alla commedia: cercare libri in biblioteca, aprire una finestra, accendere il fuoco nel camino.


  1. Prova della validità delle varie piante e messiscena aprendo ora l’una ora l’altra delle quattro pareti.


  1. Sedersi a tavolino e condurre una serie di conversazioni sulla linea letteraria, politica, artistica e così via.

(tratto dal ‘Il lavoro dell’attore’ di K. Stanislavskij)


 

 

 

Regole essenziali per la recitazione secondo Grotowski:


a) stimolare un processo di auto-penetrazione che si spinga fino al subconscio, incanalando tuttavia questo stimolo per il conseguimento della reazione voluta.


b) Essere in grado di esprimere distintamente questo processo, disciplinarlo e convertirlo in segni. In parole povere questo equivale a costruire una partiture le cui note rappresentino minuscoli elementi di contatto, reazioni agli stimoli del mondo esterno; quel che definiamo ”dare e ricevere”.


c) Eliminare dal processo creativo le resistenze e gli ostacoli derivanti dal proprio organismo, sia dal punto di vista fisico che da quello psichico (poiché le due parti formano un’entità inscindibile).



L’ALLENAMENTO DELL’ATTORE NELLA SCUOLA DI RECITAZIONE DI GROTOWSKI


Diversi esercizi vengono illustrati in riferimento al percorso che l’attore compie nel teatro laboratorio; molti di questi si avvalgono di esercizi di respirazione, yoga o training autogeno, coinvolgendo il fisico e lo psichico dell’attore.

Gli esercizi sono fisici, e sono quelli per riscaldarsi, per sciogliere i muscoli e snodare la colonna vertebrale, quelli capovolti, i salti, le capriole, gli esercizi per i piedi o di concentrazione sulle mani e sulle gambe.

Altri esercizi sono invece plastici e si distinguono in elementari e di composizione.

Altri esercizi che ilteatro laboratorio prevede sono relativi alla maschera facciale, alla tecnica della voce che comprende la respirazione, l’apertura della laringe, l’impostazione e l’appoggio della voce, ecc.

Per quanto riguarda la messa in pratica degli esercizi, G. fa notare come sia necessario non pensare durante gli esercizi, elaborando invece il primo impulso che emerge, anche se il risultato di ciò che verrà fuori sarà molto diverso da quello prodotto da tutti gli altri colleghi, in quanto ciò che ognuno fa appartiene al proprio intimo essere e non riguarda nessun altro.

Altre regole che G. chiede di osservare sono:

1. Il corpo deve lavorare per primo, dopo viene la voce.

2. Applicarsi su qualcosa significa impegnarsi totalmente, dandosi al cento per cento, con tutto il corpo, l’intero spirito e tutte le intime associazioni.

3. Non esistono regole fisse né stereotipi, la cosa essenziale è che tutto provenga dal corpo e attraverso il corpo.

 

Un’ultima importante osservazione che Grotowski pone è la seguente:

Non vi sarà possibile raggiungere grandi vette se orienterete voi stessi verso il pubblico. Non parlo del contatto diretto, ma di un certo tipo di legame, il desiderio di essere acclamato, di guadagnare l’applauso e le parole d’elogio. E’ impossibile, lavorando in tal modo, creare qualcosa di grande. Le grandi opere sono sempre fonte di conflitto…..L’artista dice la verità. Questa verità è quasi sempre differente dalla concezione popolare della verità. Il pubblico non ama essere ossessionato dai problemi…….Da questo nasce il conflitto. Ma poi, gradualmente, lo stesso pubblico comincia a rendersi conto che quegli artisti, quegli artisti bizzarri, sono quelli che non può dimenticare. C’è allora un momento in cui vi si dirà che forse avete conquistato la gloria. E voi avrete acquisito il diritto di dire le verità che non sono popolari. In quel momento vi si aprono due prospettive. O l’aver conquistato questa posizione sociale è una cosa molto importante per voi, e allora frenerete qualsiasi altro possibile sviluppo futuro; siete già spaventato dalla prospettiva di perdere la posizione conquistata, così che finite col dire le stesse cose che dicono gli altri. Oppure, vi sentite ancora libero come artista. Non siete ancora orientato verso il pubblico; ricercate sempre la verità anche quella che è più profondamente nascosta. In tal caso, procederete oltre e rimarrete un grande uomo.” (J Grotowski: ”Per un teatro povero” Ed. Bulzoni, 1970)

 

LA VOCE

La Struttura della voce

 

La voce, per chi parla in pubblico, è bene che sia robusta, sia con il volume basso che con il volume alto, nell’espressione timbrica, cioè con una sonorità corposa, e nell’espressione soffiata, cioè come si parla a bassa voce in chiesa.

 

 Per un attore, è assolutamente necessario che la voce passi da una qualità a un’altra attraverso una modulazione, affinché sia possibile esplicitare i susseguenti stati d’animo. la voce dell’attore, anch’essa strumento di comunicazione deve essere disponibile nelle sue varie fasi alla richiesta delle necessità di espressione del personaggio.

 

La voce comunica il carattere e l’umore

La voce, come lo sguardo e i gesti, suggerisce lo stato d’animo della persona e ne rivela la personalità.

  • Se la voce si interrompe bruscamente o inaspettatamente / indica spavento;
  • se è spezzata e gonfia di pianto / vuol dire commozione;
  • quando è stridula / irritazione;
  • quando è più bassa del solito / rabbia impotente e contenuta;
  • quando si fa roca e profonda / turbamento:
  • se è dolce e cantilenante / calma e serenità;
  • se è strascicata e quasi impercettibile / dispiacere
  • se è pacata / rivela un carattere molto controllato;
  • violenta e scoppiettante /  è segno di litigiosità;
  • quando è lagnosa / è spia di un carattere antipatico, pedante ed eccessivamente pignolo;
  • se è fredda, distaccata e meccanica, / appartiene di sicuro a uina persona egocentrica.

Esercizi

Per controllare la parlata veloce

Fate delle brevi pause quando parlate e pensate a quello che state dicendo.

-Registrate una frase su supporto digitale, riascoltatela prima a ritmo rallentato e poi a ritmo veloce

-Prendete un cronometro e segnate la durata (per esempio, trenta secondi) di un ritornello musicale dal ritmo moderato, poi cantatela nello stesso lasso di tempo (cioè trenta secondi).

Allenatevi in questo modo fino a quando non sarete in grado di parlare alla stessa velocità con cui cantate.

 

Per abbassare il volume della voce troppo alta

Fissatevi su un oggetto a pocchi metri da voi dite una parola e mentre la pronunciate immaginate di usarla come un’arma per riuscire a romperlo.

– Ripetete l’esercizio con oggetti sempre più lontani.

 

Per correggere la voce nasale

E’ provocata dalla mascella contratta che non permette al fiato di uscire liberamente dalla bocca, e dall’eccessiva tensione dei muscoli della parte posteriore della lingua.

– Mettetevi seduti e lasciate cadere la mascella; per una decina di volte inspirate dal naso ed espirate dalla bocca; per altre dieci volte ripetete l’esercizio al contrario; ispirando dalla bocca ed espirando dal naso; stringete i denti e la mascella, comprimete la lingua sul palato e poi rilassatela. Ripetete per qualche minuto.

– Pronunciate alcune parole che iniziano con ”sci” (scimitarra, sciabola, sciroppo ecc….).

– Inspirando dal naso, riempite i polmoni al massimo, gonfiate le guance, trattenete l’aria contando mentalmente fino a cinque, poi espirate a tutta forza. Ripetete cinque volte.

 

Per ammorbidire la voce aspra

– Sdraiatevi sul letto a pancia in su e rilassate, cominciando dai piedi, i muscoli di tutto il corpo. Inspirate dal naso contando fino a dieci, quindi espirate dalla bocca, sempre contando fino a dieci. Cercate di ”vedere” l’aria che entra ed esce. Mentre espirate sussurrate una frase breve, poi aumentate la sua lunghezza e pronunciatela mentre contate mentalmente fino a dieci. Ripetete la frase a voce più alta, staccando bene le parole.

– Rifate l’esercizio stando in piedi o seduti, girando la testa prima da un lato poi dall’altro: la sentirete pesante e rilassata e la voce sarà più piena e più dolce.

 

Per ravvivare la voce monotona

– Pronunciate i nomi dei mesi cantandoli, alzando e poi abbassando il volume della voce; ripeteteli ancora una volta, prima alzando e poi abbassando il volume di ciascuno di questi nomi.

– Pronunciate ad alta voce ”si” (oppure ”no”) come se voleste esprimere una volta gioia, un’altra dubbio, un’altra ancora meraviglia, oppure disapprovazione.

– Cantate ”si” (o ”no”) come se eseguiste la scala musicale.

 

La voce si rafforza soprattutto attraverso l’uso di una corretta respirazione.

 

Tratto da: Negri,M.Caterina ‘Educare al Teatro’ – Brescia: La Scuola, 1998

 

 

 

L’io dell’attore – Metodo Stanislavskij Torzov, il direttore della scuola di recitazione chiede agli allievi << A chi appartengono questi sentimenti? a voi o al personaggio? La risposta è inequivocabile, coerente coi princìpi della <>. Il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi. il materiale per crearlo dovete prenderlo da voi stessi, dalle vostre memorie emotive, dalle esperienze da voi vissute nella realtà, dai vostri desideri e impulsi, da elementi interni analoghi alle emozioni, ai desideri e ai vari elementi del personaggio che impersonate.

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