YOGA TEATRO E VITA

 

LABORATORIO
YOGA


Stanislavskij

TEATRO

 


E VITA


 

Tenuti da:

Marina Forlano (M.tra di Yoga)

Aurelio Cerciello (Teatro)

Franco Abete (Teatro)


A partire da Giovedì 8 Marzo, al 28 Giugno 2012 dalle ore 20.00 alle ore 22.15

per tutti i Giovedì

presso L’Istituto comprensivo ‘Elsa Morante’

Via Boccaccio (parco quadrifoglio)- Madonna dell’Arco –

per info: 3339322593 – Manuela Piccolo

3338148668 – Aurelio Cerciello

 

 

 

PROGRAMMA DEL LABORATORIO

TEATRALE

  1. Breve descrizione sul programma – esercizi di modulazione della voce;

          L’io dell’attore è il primo e unico ponte possibile verso il personaggio


  1. Lettura e scelta dei monologhi.


  1. Esercizi di memorizzazione con improvvisazioni attraverso le azioni fisiche

Esempio: devi entrare in una camera. Non entrare se non sai: da dove vieni, dove vai, perchè.


  1. Esercitazioni sul passato, sul futuro (il presente, è nella scena stessa); da dove sono venuto, dove vado, che è successo negli intervalli fra un’uscita e un’altra.


  1. Racconto (più patecolareggiato) delle azioni fisiche e della favola del dramma. Riesposizione più appofondita delle circostanze date, impiego analogo del ‘se’. ;


  1. dividere l’azione in brani fisici grandi (senza di che non c’è il dramma, senza azioni fisiche grandi o piccole).


  1. Eseguire (recitare) queste azioni fisiche così abbozzate sulla base della domanda: che cosa farei, <> io…


  1. Se il brano grande sfugge all’esecuzione –dividerlo temporaneamente in brani medi e se necessario piccopli e piccolissimi.

Imparare la natura delle azioni fisiche.

Osservare rigorosamente la logica e ,la consequenzialità dei brani grandi e delle loro parti costitutive; collegarle in azioni grandi, complete, senza oggetti.;


  1. Formare una linea logica e conseguente di azioni fisiche e organiche. Notare questa linea e rafforzarla nella pratica. (Ripassarla molte volte, recitarla, fissarla solidamente: liberarla di tutto il superfluo: via il 95%!) Condurla alla verità e alla convinzione.

La logica e la consequenzialità e non attraverso il verismo fine a se stesso (la verità per la verità).


  1. La logica, la consequenzialità, la verità e la convinzione, accompagnati dal <> si rafforzano.;


  1. Tutti insieme formano lo stato che si chiama dell’<<io sono>>.;


  1. Dove c’è l’<<io sono>>, là c’è la natura organica e il suo subcosciente.


  1. Fino ad ora avete recitato con parole vostre. Prima lettura del testo. Gli allievi o attori si approprino di singole parole o frasi del testo dell’autore che sembrano loro necessarie, che li hanno colpiti.

Le annotino e le includono nel testo del ruolo in mezzo alle loro parole casuali, improvvisate.Dopo qualche tempo -una seconda, terza e successive letture del testo con nuove inclusioni nel testo composto di parole improvvisate.

Così a poco a poco, in principio in oasi singole, e poi in interi lunghi periodi il ruolo si riempie delle parole dell’autore. Restreranno lacune, ma anch’esse presto si riempiranno del testo dell’autore –a seconda dello stile, della lingua, della frase.


  1. Si impara il testo, lo si fissa, ma non lo si pronunzia forte, per non causare una dizione meccanica, perchè non si formi una linea di artifici verticali.

Anche la messa in scena non va fissata per non permettere che una linea di messinscena rigida si formi in parallelo alla linea dell’emissione meccanica delle parole.

Recitare a luogo e rafforzare la linea delle azioni logiche e coerenti, della verità, della convinzione, dell’<>, della natura organica del subcosciente.

Man mano che tutte queste azioni si realizzano (giuste, vere), sorgono spontaneamente nuove circostanze date più precise, e si forma una direttrice d’azione (trans-azione) più approfondita, più ampia, più comprensiva. Durante questo lavoro continuare a raccontare sempre di più il supercompito e la direttrice d’azione (trans-azione).


  1. Continuare a recitare la commedia secondo le linee stabilite.

Le parole, pensarle (pronunciarle soltando mentalmente), e, recitando, sostituirle con un corrispondente <>*

*Tempo-ritmo. Stanislasvskij considerava utile in una certa fase del lavoro sul personaggio —

dirigere tutta l’attenzione al disegno delle intonazioni del ruolo e proponeva agli attori di agire gli uni sugli altri con le sole intonazioni (per i cantanti, la vocalizzazione della parte).


  1. Durante il processo di giustificazione (in cui si sono fatte vere) delle azioni fisiche e delle altre si è disegnata una linea interna vera. Raffozarla ancora, facendo in modo che il testo parlato resti subordinato ad essa, e non sia pronunciato come a sé stante, meccanicamente.

Continuare a recitare la commedia col procedimento del <> e contemporaneamente continuare a lavorare al rafforzamento della linea interiore del sottotesto.


  1. Raccontare con parole proprie: 1)la linea del pensiero; 2) la linea delle immagini; 3) chiarire queste due linee ai propri interlocutori nel dramma: per stabilire una comunicazione e la linea dell’azione interna. Queste sono le linee fondamentali del sottotesto del ruolo.

Raffozarle più saldamente possibile e tenerle continuamente vive.


  1. Dopo che questa linea sì è rafforzata, leggere a tavolino i monologhi, seduti sulle proprie mani*, sforzandosi di trasmettere con la massima esattezza ai propri interlocutori tutte le linee elaborate, le azioni, i particolari, e tutta la partitura.

*Stanislavskij consiglia agli allievi di sedersi sulle palme delle mani, per abolire temporaneamente i gesti e concentrare l’attenzione sull’espressione vocale.


  1. Lo stesso, a tavolino, con le mani e il corpo libero, con alcuni movimenti e una messiscena abbozzata.


  1. Lo stesso, in scena, con messiscena abbozzata.


  1. Elaborazione e definizione della pianta della scena: in quattro pareti. Domandare a ciascuno: dove (in quale circostanze sceniche) vorrebbe essere a recitare. Che ognuno presenti la propria pianta. Da tutti i piani forniti dagli attori si forma il piano del dispositivo scenico.


  1. Elaborazione e abbozzo della mesciscena.

Stabilire la scena secondo la pianta fissata e chiamare in essa l’attore. Domandare: dove ti metteresti a fare una dichiaraziione d’amore, o una discussione a quattr’occhi, dove

confesseresti qualcosa a qualcuno, ecc.?;

Dove andresti, se volessi nascondere il tuo turbamento?

Gli attori cammino per la scena, e facciano tutte le azioni fisiche necessarie alla commedia: cercare libri in biblioteca, aprire una finestra, accendere il fuoco nel camino.


  1. Prova della validità delle varie piante e messiscena aprendo ora l’una ora l’altra delle quattro pareti.


  1. Sedersi a tavolino e condurre una serie di conversazioni sulla linea letteraria, politica, artistica e così via.

(tratto dal ‘Il lavoro dell’attore’ di K. Stanislavskij)


 

 

 

Regole essenziali per la recitazione secondo Grotowski:


a) stimolare un processo di auto-penetrazione che si spinga fino al subconscio, incanalando tuttavia questo stimolo per il conseguimento della reazione voluta.


b) Essere in grado di esprimere distintamente questo processo, disciplinarlo e convertirlo in segni. In parole povere questo equivale a costruire una partiture le cui note rappresentino minuscoli elementi di contatto, reazioni agli stimoli del mondo esterno; quel che definiamo ”dare e ricevere”.


c) Eliminare dal processo creativo le resistenze e gli ostacoli derivanti dal proprio organismo, sia dal punto di vista fisico che da quello psichico (poiché le due parti formano un’entità inscindibile).



L’ALLENAMENTO DELL’ATTORE NELLA SCUOLA DI RECITAZIONE DI GROTOWSKI


Diversi esercizi vengono illustrati in riferimento al percorso che l’attore compie nel teatro laboratorio; molti di questi si avvalgono di esercizi di respirazione, yoga o training autogeno, coinvolgendo il fisico e lo psichico dell’attore.

Gli esercizi sono fisici, e sono quelli per riscaldarsi, per sciogliere i muscoli e snodare la colonna vertebrale, quelli capovolti, i salti, le capriole, gli esercizi per i piedi o di concentrazione sulle mani e sulle gambe.

Altri esercizi sono invece plastici e si distinguono in elementari e di composizione.

Altri esercizi che ilteatro laboratorio prevede sono relativi alla maschera facciale, alla tecnica della voce che comprende la respirazione, l’apertura della laringe, l’impostazione e l’appoggio della voce, ecc.

Per quanto riguarda la messa in pratica degli esercizi, G. fa notare come sia necessario non pensare durante gli esercizi, elaborando invece il primo impulso che emerge, anche se il risultato di ciò che verrà fuori sarà molto diverso da quello prodotto da tutti gli altri colleghi, in quanto ciò che ognuno fa appartiene al proprio intimo essere e non riguarda nessun altro.

Altre regole che G. chiede di osservare sono:

1. Il corpo deve lavorare per primo, dopo viene la voce.

2. Applicarsi su qualcosa significa impegnarsi totalmente, dandosi al cento per cento, con tutto il corpo, l’intero spirito e tutte le intime associazioni.

3. Non esistono regole fisse né stereotipi, la cosa essenziale è che tutto provenga dal corpo e attraverso il corpo.

 

Un’ultima importante osservazione che Grotowski pone è la seguente:

Non vi sarà possibile raggiungere grandi vette se orienterete voi stessi verso il pubblico. Non parlo del contatto diretto, ma di un certo tipo di legame, il desiderio di essere acclamato, di guadagnare l’applauso e le parole d’elogio. E’ impossibile, lavorando in tal modo, creare qualcosa di grande. Le grandi opere sono sempre fonte di conflitto…..L’artista dice la verità. Questa verità è quasi sempre differente dalla concezione popolare della verità. Il pubblico non ama essere ossessionato dai problemi…….Da questo nasce il conflitto. Ma poi, gradualmente, lo stesso pubblico comincia a rendersi conto che quegli artisti, quegli artisti bizzarri, sono quelli che non può dimenticare. C’è allora un momento in cui vi si dirà che forse avete conquistato la gloria. E voi avrete acquisito il diritto di dire le verità che non sono popolari. In quel momento vi si aprono due prospettive. O l’aver conquistato questa posizione sociale è una cosa molto importante per voi, e allora frenerete qualsiasi altro possibile sviluppo futuro; siete già spaventato dalla prospettiva di perdere la posizione conquistata, così che finite col dire le stesse cose che dicono gli altri. Oppure, vi sentite ancora libero come artista. Non siete ancora orientato verso il pubblico; ricercate sempre la verità anche quella che è più profondamente nascosta. In tal caso, procederete oltre e rimarrete un grande uomo.” (J Grotowski: ”Per un teatro povero” Ed. Bulzoni, 1970)

 

LA VOCE

La Struttura della voce

 

La voce, per chi parla in pubblico, è bene che sia robusta, sia con il volume basso che con il volume alto, nell’espressione timbrica, cioè con una sonorità corposa, e nell’espressione soffiata, cioè come si parla a bassa voce in chiesa.

 

 Per un attore, è assolutamente necessario che la voce passi da una qualità a un’altra attraverso una modulazione, affinché sia possibile esplicitare i susseguenti stati d’animo. la voce dell’attore, anch’essa strumento di comunicazione deve essere disponibile nelle sue varie fasi alla richiesta delle necessità di espressione del personaggio.

 

La voce comunica il carattere e l’umore

La voce, come lo sguardo e i gesti, suggerisce lo stato d’animo della persona e ne rivela la personalità.

  • Se la voce si interrompe bruscamente o inaspettatamente / indica spavento;
  • se è spezzata e gonfia di pianto / vuol dire commozione;
  • quando è stridula / irritazione;
  • quando è più bassa del solito / rabbia impotente e contenuta;
  • quando si fa roca e profonda / turbamento:
  • se è dolce e cantilenante / calma e serenità;
  • se è strascicata e quasi impercettibile / dispiacere
  • se è pacata / rivela un carattere molto controllato;
  • violenta e scoppiettante /  è segno di litigiosità;
  • quando è lagnosa / è spia di un carattere antipatico, pedante ed eccessivamente pignolo;
  • se è fredda, distaccata e meccanica, / appartiene di sicuro a uina persona egocentrica.

Esercizi

Per controllare la parlata veloce

Fate delle brevi pause quando parlate e pensate a quello che state dicendo.

-Registrate una frase su supporto digitale, riascoltatela prima a ritmo rallentato e poi a ritmo veloce

-Prendete un cronometro e segnate la durata (per esempio, trenta secondi) di un ritornello musicale dal ritmo moderato, poi cantatela nello stesso lasso di tempo (cioè trenta secondi).

Allenatevi in questo modo fino a quando non sarete in grado di parlare alla stessa velocità con cui cantate.

 

Per abbassare il volume della voce troppo alta

Fissatevi su un oggetto a pocchi metri da voi dite una parola e mentre la pronunciate immaginate di usarla come un’arma per riuscire a romperlo.

– Ripetete l’esercizio con oggetti sempre più lontani.

 

Per correggere la voce nasale

E’ provocata dalla mascella contratta che non permette al fiato di uscire liberamente dalla bocca, e dall’eccessiva tensione dei muscoli della parte posteriore della lingua.

– Mettetevi seduti e lasciate cadere la mascella; per una decina di volte inspirate dal naso ed espirate dalla bocca; per altre dieci volte ripetete l’esercizio al contrario; ispirando dalla bocca ed espirando dal naso; stringete i denti e la mascella, comprimete la lingua sul palato e poi rilassatela. Ripetete per qualche minuto.

– Pronunciate alcune parole che iniziano con ”sci” (scimitarra, sciabola, sciroppo ecc….).

– Inspirando dal naso, riempite i polmoni al massimo, gonfiate le guance, trattenete l’aria contando mentalmente fino a cinque, poi espirate a tutta forza. Ripetete cinque volte.

 

Per ammorbidire la voce aspra

– Sdraiatevi sul letto a pancia in su e rilassate, cominciando dai piedi, i muscoli di tutto il corpo. Inspirate dal naso contando fino a dieci, quindi espirate dalla bocca, sempre contando fino a dieci. Cercate di ”vedere” l’aria che entra ed esce. Mentre espirate sussurrate una frase breve, poi aumentate la sua lunghezza e pronunciatela mentre contate mentalmente fino a dieci. Ripetete la frase a voce più alta, staccando bene le parole.

– Rifate l’esercizio stando in piedi o seduti, girando la testa prima da un lato poi dall’altro: la sentirete pesante e rilassata e la voce sarà più piena e più dolce.

 

Per ravvivare la voce monotona

– Pronunciate i nomi dei mesi cantandoli, alzando e poi abbassando il volume della voce; ripeteteli ancora una volta, prima alzando e poi abbassando il volume di ciascuno di questi nomi.

– Pronunciate ad alta voce ”si” (oppure ”no”) come se voleste esprimere una volta gioia, un’altra dubbio, un’altra ancora meraviglia, oppure disapprovazione.

– Cantate ”si” (o ”no”) come se eseguiste la scala musicale.

 

La voce si rafforza soprattutto attraverso l’uso di una corretta respirazione.

 

Tratto da: Negri,M.Caterina ‘Educare al Teatro’ – Brescia: La Scuola, 1998

 

 

 

L’io dell’attore – Metodo Stanislavskij Torzov, il direttore della scuola di recitazione chiede agli allievi << A chi appartengono questi sentimenti? a voi o al personaggio? La risposta è inequivocabile, coerente coi princìpi della <>. Il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi. il materiale per crearlo dovete prenderlo da voi stessi, dalle vostre memorie emotive, dalle esperienze da voi vissute nella realtà, dai vostri desideri e impulsi, da elementi interni analoghi alle emozioni, ai desideri e ai vari elementi del personaggio che impersonate.

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rotte di riflessioni


Cosa può esserci  meglio di un limoncello ghiacciato  sorseggiato al tramonto in una sera d’estate sulla ghiaia ancora calda dal sole

 

Michele Febbraro ( in la Cantata dei Pastori)

 

Tutto ciò che esiste è creato dalla (o è parte della) mia conoscenza.

 

 

 

 

Non è armonia e concordia dove è unità,

dove un essere vuole assorbire tutto l’essere

Giordano Bruno

 

 

 

 

 

 

La verità non è in un sogno, ma in mille sogni

Pasolini, Mille e una notte

 

 

 

Solo mentendo posso essere me stesso.

Fernando Pessoa

 

 

 

 

 

 

 

‘la durata della vita umana non è che un punto e la sostanza è un flusso, e nebulose ne sono le percezioni, e la composizione del corpo è corruttibile, e l’anima è un turbine, e la fortuna imperscutabile, e la fama cosa insensata….E dunque, cosa c’è che possa guidare un uomo? Una cosa e solo una, la filosofia’

Marco Aurelio

 

 

 

 

Ho gusti molto semplici mi soddisfa solo il meglio

 

Oscar Wilde

 

 

Non mi curo della ricchezza, ma solamente della libertà, che non si può possedere da chi non ha niente di suo da vivere  (Ep. 247) G. Leopardi

 

 

 

Tutte le parti dell’organismo formano un cerchio. Perciò ogni parte è sia il principio che la fine. – Ippocrate

 

 

 

 

Comunque i misteri restano.

Il mondo appare più elegante di un tempo…

‘il fine di tutta la nostra esplorazione è quello di arrivare là da dove siamo partiti e di conoscere quel luogo per la prima volta’

                                                                                                 T.S.Eliot

 

Chi non riesce a trovare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere Albert Einstein Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. M. Proust Due cose sembrano infinite, l’universo e la stupidità degli uomini, ma della prima non sono del tutto sicuro. Albert Einstein

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Quello che tocco

Quello che tocco è tutto ciò che vedo e annuso

 

Oggi mi è capitato di sfogliare tra gli scaffali della Biblioteca : una rivista di qualche tempo fà

Wimbledon (La gente che legge), un vecchio periodico mensile del 1989, io per caso e per ricerca ne possiedo qualche copia del 1992. Mi sono letto qualche pagina, della rubrina ‘libri e media’, c’era un articolo di Stefano Rolando dal titolo: Non è mai troppo tardi.

Non è mai troppo tardi è il titolo di una trasmissione televisiva mandata in onda a cadenza giornaliera dalla RAI  e organizzata col sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione.

Il programma era condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi (Roma, 1924 – Pitignano, 1997), che ne era stato anche l’ideatore, e aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare, ma che non ne erano ancora in grado.

 

 

 

 

Poi mi è capitato per caso distrattamente un libro di G. Gozzer ‘Il capitale invisibile : 25 Rapporti sull’educazione’, un altro vecchio libro del 1975.

Il ‘capitale invisile’, è il capitale conoscitivo e cioè l’accumulazione delle conoscenze utilizzabili che costuìituiscono il patrimonio individuale di informazioni e di tecniche di uso di cui ogni individuo dispone.

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A volte, penso, ma non troppo (riflessioni del pensiero)

L’ignoranza non ammira il mare, perchè ha poco o nulla da scrivere col pensiero su questa immensa pagina pulita, e l’immensità semplice mon è bella che per chi pensa.

Edmondo De Amicis

‘Sull’oceano’

 

 

Un grande interprete della vita, il poeta persiano Sa’di dice:

‘Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola!

 

 

 

 

 

Da ‘Il Purificazione della Mente’ di Hazrat Inayat Khan

 Vi è un detto: ‘ Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio ‘.

 

 

 

Un poeta indiano dice:

 

‘Conchiglia, da dove viene il tuo prezioso contenuto? Dal silenzio; per anni e anni le mie labbra son rimaste chiuse ‘.

 

 

Vi è un detto indù: ‘Più si cerca la felicità, più infelicità si trova ‘.

 

 

 

Esiste qualcosa di più grande e più puro

rispetto a ciò che la bocca pronuncia.

Il silenzio illumina l’anima,

sussurra ai cuori e li unisce.

Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,

ci fa veleggiare

nel firmamento dello spirito,

ci avvicina la cielo;

ci fa sentire che il corpo

è nulla più che una prigione,

e questo mondo è un luogo d’esilio.

K. Gibran

~ Le ali spezzate ~


 

 

‘E’ necessario avere della Natura una conoscenza che basti ad acquistare quella

natura (perfetta di uomo); e poi formare una società quale si deve desiderare perchè ad aquistarla possa giungere il maggior numero di persone, nel modo più

facile e sicuro.

Oltre a ciò, occorre occuparsi di filosofia morale e anche della pedagogia; e, poiché la salute non è cosa di poco conto per raggiungere lo scopo, occorre organizzare tutta la medicina; e, poiché la tecnica (ars) rende facili molte cose difficili, procurando così tempo libero e comodità, occorre non trascurare in alcun modo la meccanica. Prima di tutto, però, bisogna trovare il modo di curare e purificare l’intelletto, per quanto è possibile, in modo che possa comprendere ogni cosa senza errori e nella maniera migliore’

 

tratto dal De intellectus emendatione

Spinosa

 

 

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cromatismi al vento

 

 

Venti di colori, di perdute armonie , volano come impazzite tra

 

 

 

 

 

spazi di luce, nei teatri della vita, in scenari mentali

 

 

 

 

 

 

 

tra  dipinte maschere,  immaginifici solchi, arcaiche emozioni,

 

 

 

 

 

testimonianze di ricordi vissuti,

 

 

 

 

 

 

tracciano puntini colorati sull’asfalto delle strade,

 

 

 

 

 

 

nel veloce movimento di stagioni che si guastano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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rispolverando nello scaffale

 

 

 

 Brillat-Savarin, Jean Anthelme
 Fisiologia del gusto, ovvero Meditazioni di
 gastronomia trascendente
/ Anthelme Brillat-Savarin ; 
 con una nota di Honore deBalzac e le illustrazioni di Andrew Johnson ;
 introduzione di Jean-Francois Revel ;traduzione di Dino Provenzal
 Pubblicazione: Milano : Biblioteca Universale Rizzoli, 1985

 

 

La ‘Fisiologia del gusto il primo libro filosofico  sulla cucina e sulla gstronomia e ha nobilitato un settore della vita umana che fino a Brillat- Savarin era intellettualmente trascurto.

Non un vero libro di cucina, anche se contine alcune ricette, esso tratta i principi generali della gastronomia: dei sensi, del gusto, dell’appetito, dei piaceri della tavola, della digestione, del riposo e del sonno. Brillat-Savarin vuole cogliere il tipicamente umano del ‘saper mangiare’, che non si fonda sul bisogno fisiologico ma sul desiderio psicologico.

 

I cuochi del clero hanno fatto progredire l’arte della cucina.Il tutto scritto nello stile più amabile e ironico, uno stile che fa di questo celebre libro, come Jean- Francois Revel ‘molto più che un documento storico, ne fa il messale della decolpevolizzazione dell’epicureo moderato’

 

 


Filippini, Enrico ‘La verità ¤el gatto : Interviste e ritratti 1977-1987 ; a cura di /federico Pietranera ; con un introduzione di / Umberto Eco – Torino : Einaudi, 1990.

 

     ‘Un diario filosofico nelle interviste di un inviato un poco speciale’

                                                                                                Umberto Eco

 

Enrico Filippini prese a collaborare a ‘La Repubblica’ nel 1976, cioè ¡lla nascita stessa del quotidiano. Aveva allora quarantaquattro anni, veniva da studi di filosofia, aveva tradotto alcuni maestri del pensiero moderno, da Husserel a  Benjamin, e con straordinaria passione e intelligenza aveva contribuito a fondere il catalogo, non solo per la letteratura, della casa editrice Feltrinelli.

 

       La possibilità ¤i esprimersi gli è stata offerta dal giornalismo culturale, la cui natura effimera gli appariva confortevole, come se fosse di poco impegno esistenziale scrivere su foglie destinate a perdersi sull’acqua.

(Umberto Eco)

 

 


 

Tahar Ben Jelloun ‘L’amicia’ – Torino : Einaudi, 1995

 

    L’amicizia è una religione senza Dio né giudizio universale. E non c’è neppure il diavolo. Una religione che non è estranea all’amore. Ma un amore dove la guerra e l’odio sono proscritti, dove il silenzio è possibile. (così inizia il libro di Tahar Ben Jelloun)

 

 

Paolo Volponi ‘La strada per Roma’- Premio Strega 1991

 

,……ci sono sopratutto molti giovani perduti nelle piccole città, nei paesi, gonfi d’amore e di passione per le cose della letteratura ma non fanno mai gruppo, sono costretti a lasciar colare la loro storia su un fondo d’inerzia e di buio. (così inizia nella prefazione la storia di Guido protagonista del romano-romanzo)

 

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Consigli per i politici (Meditate)

 

 

 

‘Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana.’
(J. F. Kennedy; citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire)

 

 

 

 

IL lavoro del filosofo è estremamente delicato e somiglia a quello dell’agricoltore, che affonda la zappa con decisione se deve estirpare un’erbaccia, ma se deve piantare una vigna o un ulivo procede con cautela, perchè teme di danneggiare le parti sane della pianta: così il filosofo.

 

 

 

 

 

 

 

Spetta alla Filosofia, sola medicina dell’animo malato, il compito di mettere l’uomo in grado di comprendere le passioni da cui è affetto e di renderlo cosciente della loro pericolosità e poi di suggerire i rimedi idonei ad operare la guarigione.

 

 

 

 

 

 

 

La ragione, attraverso l’esercizio, fa nascere nell’uomo l’abito  mentale che lo porta alla scelta del bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavoro della ragione[…] non consiste nel tagliare via e nel distruggere ciò che la passione ha di utile assieme a ciò che ha di dannoso, ma […] nel potare ciò che è selvatico e nell’estirpare ciò che eccede la misura, per poi coltivare e curare tutt’attorno ciò che è utile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Plutarco concepisce la comunità come una società di persone, in cui il singolo trova la propria identità in riferimento agli altri: per ciò stesso la politica è vista come la più alta espressione dell’etica, perchè esalta e amplifica la possibilità di fare il bene degli altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensare significa saper impostare la propria azione quotidiana secondo criteri di giustizia e di saggezza, con equilibrio e concretezza, ma senza mai perdere il riferimento essenziale all’assoluto e all’ideale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La filosofia, sostiene Plutarco, è la medicina dell’anima.

 

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angolo della poesia

 Naufraghi nel mare della vita…se vi è rimedio, perchè te la prendi? Se non vi è¨ rimedio, perche te la prendi? (Confucio)

 

 

 

Se tu non m’amassi t’amerei

 

per i tuoi seni nudi

per la tua pelle umida

 per il tuo odore d’agrumi

per il tuo sudore acro

 per il tuo sapore nocciola

per le tue piccole labbra

per i tuoi capelli increspati

per il tuo carattere volubile

per il tuo sorriso melanconico

per i tuoi occhi menzogneri

per le tue mani lunghe

per il tuo parlare a cenni

per il tuo gustare il vino

per il tuo tatto vellutato

per il tuo perizoma rosso

per la tua insensibilità 

sensibilità 

per il tuo valicare sulla via

E ancora, ancora

Se tu non m’amassi t’amerei

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è disdicevole quando ci si piace

il difficile è ammetterlo, a volte, a noi stessi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci vediamo

ma quando staremo semplicemente insieme

teneramente abbracciati dal vento

nel fresco odore dell’acqua

 

 

 

 

 

cullati dalle onde del mare

gustando fragole

a ritmo

del cinguettio degli uccelli

incantati dal  tramonto

nell’attesa dell’alba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                

 

PASSI NELLA NOTTE

 

Liberi pensieri a tre voci tratti da un nastro registrato in una sera d’estate di qualche tempo fa.

 

 

 

 

La no t te

 

Una nave che lascia il suo porto verso improbabili scali.

Una città  invi si bi le. Un giuoco azza r dato.

 

La notte. Delle ombre sulla ghiaia.

Un uomo, le sue mani ed i suoi pe n si eri.

Un vecchio ricordo, un assurdo incomprensibile, una sfera impenetrabile, eppure siamo qua nella notte. 

La notte. Un sogno mancato di un giorno lo n ta no.

Un triste volto ed uno allegro, sentimenti celati dietro gli occhi, dietro un mondo che non ha fine, non ha inizio, ha solo il suo centro ed è vitale.

La notte.

Si, questa notte           questa raggiante luce su questo umile mondo.

La notte. Perchè la notte? Perchè è notte!

Proprietà  di ognuno, ognuna diversa dall’altra, essa ci confonde eppure ci mostra il vero volto di ciascuno.  

Una atmosfera rarefatta, un’oasi fluttuante, nascondersi nella notte, questa poesia senza tempo, senza sguardo, nell’oscurità  profonda un abisso e poi tu.

La notte. Un cane fradicio che se ne va svolazzando la coda sul marciapiede bagnato.

La notte, e al centro di essa un grande sole innaturale, più forte di quello mattutino, un sole che ci riscalda non la pelle e nemmeno l’anima, ma un qualcosa che non so spiegare.

Tetri rimpianti assalgono queste regioni dell’anima e spingono nell’onirico, nelle rimembranze, una luce senza tempo è qui con me.

La notte. Uno sguardo che mi fissa nel buio, un vecchio, una mano tremante, due gocce di rugiada su di un petalo di rosa illuminato dalla luce di una candela. La notte, antichi rimedi di ricordi appartati, svaniti e addolciti dal sapore di quel buio.

La notte non ha partiti, non ha dogmi, non ha simboli, non ha forme se non quella che le diamo noi.

Questo stelo di note, questa voce incessante, silenziosa che mi turba ma che dolcemente viene e se ne va’, perdendomi in Te dolce oscurità.

La notte. Ma che notte, la notte. Ma cos’è la notte? Ognuno ha scovato

un verso

una forma

un colore

un odore

un calore

ma lei sola rimane la grande regina. La Notte.

Una donna stanca, sottile, canuta si trascina su una strada indistinta, reca un libro con su scritte parole incomprensibili e si trascina ancora, ora che nessun lampione accede al suo cammino, ma all’improvviso una luce

percepisco

la vedo ogni notte, è la luce dei suoi sogni.

La notte.

Una fanciulla brunetta assai graziosa, mi porge lo sguardo rispondo al suo sguardo, è lei in questo mondo incontaminato, in questo, essenza

Ah perbacco ho perso il filo

la notte è

bella,

ammaliatrice,

che a volte ci fa perdere il filo,

poi lavori tutto il giorno per trovarlo

rincontrarlo

e intanto  passa tutta la vita non riesci  mai a venirne a capo.

La notte è questa.

L’idea di uno spettaolo

in uno spazio libero

ammesso che ci sia,

per un teatro Nuovo,

il Teatro del Teatro

il Teatro che si fa al di fuori del Teatro

 

Questo è il Teatro,

non certamente quello accademico,

vezzoso

un po’ lezioso

 

perchè il Teatro E’ 

la sua rappresentazione non è altra che la morte di esso.

 

 

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